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Montalto, quale bilancio fare? 
www.nuovoviterbooggi.it  30 Luglio 2010

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 Montalto di Castro, un Comune in provincia di Viterbo di cui non si può fare un “bilancio”. Nonostante i numerosi incarichi affidati a professionisti esterni di cui si avvale il Comune in questione e l’ausilio di una competente struttura esterna (che rappresenta un ulteriore costo per l’amministrazione comunale), ancora non è stato approvato il bilancio consuntivo del 2009. “Stessa spiaggia, stesso mare”, ma più spese e sempre meno chiarezza. Così ho deciso di redigere un’interrogazione parlamentare scritta rivolta al ministro dell’Interno e al ministro della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione. Mi chiedo e gli chiedo se siano a conoscenza dei fatti che ora esporrò anche a voi e quali misure intendano adottare per accertare la correttezza della gestione amministrativa, contabile, del Comune di Montalto di Castro e soprattutto quali danni erariali tutto questo potrà comportare. Questa in breve la storia “innacquata” che rende perplessi quanti amano la trasparenza nella Pubblica Amministrazione. Il Comune di Montalto di Castro, con una deliberazione della Giunta del 2007 decise di non rinnovare l’adesione all’Associazione Internazionale Enti Locali nell’intento di ottenere risparmi di gestione che consentissero il mantenimento del bilancio, per poi rimangiarsi tutto nel 2010 con una deliberazione di giunta che ne ripristinò il rapporto. Lo stesso Comune è stato oggetto, e lo è tuttora, di corpose indagini della Guardia di Finanza, del G.I.C.O. e della Magistratura Contabile che stanno indagando sulla correttezza degli appalti affidati dal Comune. Indagini che puntano anche a ripristinare la veridicità e appunto la trasparenza dei bilanci, accertamenti che sono uno strumento di tutela a servizio del cittadino ma anche di chi la politica la fa con senso di responsabilità. Per questo ho chiesto ai ministri, verificati i fatti, quali provvedimenti intendano adottare nei confronti dell’attuale amministrazione in carica per assicurare ai cittadini un rapporto sano e corretto con chi gestisce il proprio territorio.

Di Francesco Aracri
Deputato  Pdl
 
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Gaeta autorita' portuali, Aracri (Pdl) : autisti di Ciano fanno carriera e scandalo
golfonews.com 29 luglio 2010

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Un’urgenza è tale quando motivata da una necessità impellente. Invece, sono venuto a conoscenza che il presidente dell'autorità portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta Fabio Ciani ha convocato per domani e di tutta fretta un comitato portuale ad hoc per effettuare un allargamento della pianta organica” ha dichiarato Francesco Aracri (vice responsabile trasporti Pdl). “I due autisti che il presidente Ciani si è portato dalla Regione Lazio e che di fatto ancora oggi sono alle dipendenze della Regione, sarebbero due risorse indispensabili per il Porto?”, ha aggiunto Aracri “Questi abusi non fanno bene alla Pubblica Amministrazione a cui la finanziaria ha imposto molti tagli e sacrifici e soprattutto a tanti lavoratori precari o disoccupati, ben più bisognosi di trovare un’occupazione soprattutto in questo momento così prossimo alle ferie. Ha concluso Francesco Aracri: “Lancio un appello a Ciani: in occasione dell'imminente riunione con il suo comitato portuale valuti con estrema attenzione il potenziale allargamento della pianta organica portuale. Gli rinnovo pubblicamente la mia richiesta di fornirmi idee e progetti per il porto di Gaeta in merito allo sviluppo di una logistica portuale di supporto al mercato ortofrutticolo di Fondi ed ad altre realtà produttive del basso Lazio e alta Campania.


Francesco Aracri
Deputato Pdl
 
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Il Pdl riscopre l'orgoglio di una politica romano-centrica

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Italiaoggi,14 luglio 2010

Francesco Aracri
componennte della Direzione Nazionale del Pdl e Vice responsabile del settore trasporti è u politico esperto. Ama colegare il territorio (da poco è stato anche nominato Commissario Straordinario per il partito a Latina)le questioni amministrative , con i tem nazionali..Anche perchè secondo lui, "tutto il resto è noia". 

A. D. Onorevole Aracri in tutta Italia fa un caldo torrido, anche il clima politico è surriscaldato, lei aderisce al partito dei piromani o dei pompieri?
F. A. “Non si tratta di aderire a questo o quel partito, si tratta di fare gli interessi del Paese e non dare l’impressione di essere sfaldati, divisi, senza una visione concreta del futuro”.
Si riferisce al bilancio del governo e ai problemi della maggioranza?

A. D. “La gente ci ha votati per modernizzare il Paese, liberarlo da caste e dagli apparati storici immobilisti; ci ha votato per affermare i nostri valori tradizionali di popolo”.
 In concreto?
F. A. “Avviare le riforme strutturali, dal Welfare al mercato del lavoro alle riforme costituzionali che non si limitano al federalismo”.
 
A.D. E se non lo fate?
F. A. “Direi, che è meglio parlare di chi ce lo potrebbe impedire”.
 
A. D. E chi lo impedisce, il cosiddetto fuoco amico?
F. A. “Il duello tra cosiddetti finiani e berluscones spero si possa comporre col senso di responsabilità, un obbligo per chi fa politica, ma il ragionamento è più generale. A fronte di un’opposizione morta, senza strategia, depressa, ideologicamente astratta e superata, un Pd col complesso dell’Italia dei valori, è indubbio che il centro-destra stia vivendo un momento di appannamento della propria immagine e un rallentamento della propria spinta propulsiva. E poi senza contare un grave errore nella comunicazione”.

A. D. Quale?
 F.A.  “La percezione che le politiche e le scelte di Palazzo Chigi coincidano soltanto con gli interessi personali del premier, dal tema giustizia, le intercettazioni, alla manovra economica, non proprio in linea con le aspettative reali. A proposito di quest’ultima: d’accordo la regolarità dei conti, ma le condizioni dello sviluppo per far ripartire l’economia non sono state definite, sono state appena accennate. E le pmi? E il rapporto tra federalismo fiscale e le nuove tasse che gli enti locali saranno costretti a imporre ai cittadini? Ecco, ho fatto un paio di esempi esplicativi”.

A. D. Qual è, secondo lei, il male oscuro della maggioranza?
 F. A. “In primis, organizzare sul serio il Pdl sul territorio, cosa che finora non è stata fatta, favorendo la crescita di una classe dirigente, espressione della società, ma soprattutto bilanciare l’asse nordista, l’attuale appiattimento sulla Lega, tornando ad una libera competizione tra alleati, con una nuova e forte politica di orgoglio nazionale “romano-centrico”.
 
A. D. Romano-centrico? “
F. A. Si ha capito bene. La cosiddetta “Roma-ladrona” non si difende unicamente con polemiche risorgimentali, ma con i fatti. Facciamo un esempio specifico: Unicredit, da una parte, stringe la cinghia a Italpetroli, la società dei Sensi, mettendo in crisi la Roma-calcio, simbolo vivente della città capitale d’Italia e della cristianità, dall’altra, in compagnia di Intesa San Paolo, Mediobanca, Generali etc, risana le finanze dell’ultracompromesso nordico Ligresti. Prova che la filosofia padana sta ispirando le caste economico-finanziarie. Bisogna reagire. Bossi si occupi delle banche sponsorizzate dai suoi palafrenieri. Per non parlare poi, del vergognoso aumento del pedaggio autostradale intorno a Roma. Provate a tassare le strade bergamasche, veronesi o settentrionali. Si alzerà un polverone fatto di minacce alla Bossi, di “roghi” alla Calderoli, di “frustate” alla Cota”.

A. D. Si è parlato molto della cricca e della questione morale. Ha una ricetta per uscirne?
F. A. “Molto pragmatica. Cambiare questo sistema elettorale, reintrodurre la preferenza per tornare a un sano rapporto tra politica e territorio, amministratori e società. Io che da decenni ho esperienza in materia, ritengo che la moralità ogni politico se la debba conquistare sul campo”


Antonio De Gennaro

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